Gianni di Caroline Baglioni
Compagnia La Società dello spettacolo

Caroline Baglioni parla di disturbo maniaco-depressivo in uno spettacolo interamente creato da lei, a partire dalle registrazioni vocali di suo zio Gianni negli anni 80/90.

Potrei dire tante cose : che Caroline è brava, molto preparata, che non era un’argomento facile.

Ma soprattutto, per essere stata in depressione per anni, voglio ringraziare Caroline per aver messo in scena e rappresentato perfettamente la complessità di questo disturbo. Senza giudizi, senza perbenismi, senza aggiungere niente a quello che Gianni racconta e che è la malattia nuda, cruda, pura, senza tabù.

Avrebbero potuto essere le mie parole, o quelle di tutte le persone affette da depressione.

E’ rilassante.

Sapere che la gente « che non sa » possa capire qualcosa in più.
Sentire che questo tabù sta trovando uno spazio per essere espresso.
Scoprire che, visto da fuori, non sembra poi così assurdo. Quasi « normale ».

La depressione è un’opportunità. Difficilissima da cogliere. E’ sintomo di una (troppo) grande sensibilità che, se valorizzata e canalizzata, rappresenta una risorsa infinita. Di umanità e di creatività. Valori che il mondo brama.

Chi soffre di depressione ha un posto nel mondo, ha un ruolo. Ha una chiave in più, non in meno.

Inoltre, questo spettacolo riafferma la necessità del teatro. Ci sono cose che devi sentire dal vivo per capirle. Vibrazioni della voce che ti devono arrivare senza filtri di registrazione. Gesti che devi guardare come se guardassi te-stesso, o qualcuno che ami.

Non perché è « meglio di ». Ma perché è una cosa in più. Non superflua. Un più. Un valore aggiunto.